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venerdì 19 dicembre 2014
mercoledì 10 settembre 2014
La prima Bibbia in ebraico fu stampata in Calabria
Venne alla luce in una bottega di Reggio Calabria nel 1475, a vent’anni esatti da quella stampata da Gutenberg. Una preziosa rarità conservata presso la Biblioteca Palatina di Parma.
Si pensa alla Calabria e vengono in mente i soliti
stereotipi. Invece no, questa Regione sa sorprendere per la sua
storia e per il suo contributo allo sviluppo della cultura internazionale.
Facciamo un salto indietro di oltre 500 anni.
Nel 1450 Johann Gutenberg, il tipografo inventore della stampa a caratteri
mobili, stampò la prima Bibbia, con una
tiratura di 180 copie: un primato. Il secondo primato, però, spetta alla
Calabria. Facciamo un salto in avanti di vent’anni e arriviamo
a Reggio Calabria, quartiere della Giudecca, la zona a residenza ebraica della
città: qui si trovava la bottega
da tipografo di Avrhaham ben Garton che stampò, nel 1475, la prima Bibbia in
ebraico edita con data certa.
L’operazione gli riuscì grazie ai finanziamenti dei
commercianti di seta ebrei della città: sembra una storia
ambientata ad Amsterdam, invece tutto è accaduto sulle coste dello Stretto di
Messina. Oggi il prezioso incunabolo
è conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma: mancano solo due pagine: sono
esposte niente meno che al Jewish Theological Seminary
di New York (Rare Book Room). «Si tratta di un esemplare di inestimabile valore
– spiega Grazie Maria De Rubeis, responsabile dell’ufficio
manoscritti della biblioteca parmense – è stato assicurato per oltre un milione
di euro. Questo volume contiene la seconda edizione, che segue quella romana
databile tra il 1469 e il 1473, del commento al Pentateuco per opere del
talmudista Šelomoh ben Yişhah (1040-1105). Non è noto come
dalla Calabria sia arrivata a Parma.
Sicuramente questa rarità appartenne all’abate piemontese Giovanni Bernardi De
Rossi, insegnante alla Facoltà Teologica di Parma dal 1769 al
1821.
La copia,
insieme ad altri importanti documenti della cultura ebraica in Italia, fu
acquistata nel 1816 da Maria Luigia d’Austria per donarla alla
Regia Bibliotheca Parmense. Ed ora è esposto alla Palatina: «Un tesoro –
precisa la dottoressa De Rubeis – di 115 carte, legatura in cuoio, titolo, dati
editoriali e fregi impressi in oro». La testimonianza di un’antica arte della
stamperia ebraica che trovò in Calabria il suo centro di diffusione. L’esemplare
di pregio è stato protagonista al recente Salone internazionale del Libro di
Torino. Spiega l’assessore alla cultura regionale Mario
Caligiuri: «La presenza della Calabria come regione ospite al Salone esprime la
volontà di un territorio di promuoversi attraverso la cultura: da qui
l’importanza data a questo incunabolo».
Una tradizione di eccellenza per una regione che punta sulla cultura per
proiettarsi al futuro e viverlo da protagonista.
da "Famiglia Cristiana" Giorgio Trichilo
martedì 8 luglio 2014
SI STA UCCIDENDO LA "CLASSE MEDIA" IL NUOVO MEDIOEVO AVANZA
Secondo alcune ricerche, sono a rischio di ulteriore
distruzione ben il 47% dei mestieri attualmente praticati e il 40% della forza
lavoro.
Alcuni esempi sono Kodak, che impiegava 140.000 persone, oltre ad un enorme indotto per la distribuzione e commercializzazione di miliardi di pellicole, poi per il loro sviluppo e conservazione, è stata praticamente sostituita dai telefonini, da qualche app e qualche “social”.
Instagram impiega 13 dipendenti, ed è stata appena venduta per un miliardo di dollari (Kodak ne valeva 28 con tutti i suoi stabilimenti). Le catene di viaggi cedono a Expedia, Orbitz; le librerie ad Amazon; le case editrici a Kindle e al fenomeno dei libri fai-da-te; i traduttori stanno per essere spazzati via da software di traduzione che impiegano le innumerevoli traduzioni esistenti fatte da uomini, per automatizzarle e renderle sempre migliori con l’uso; Skype sta per lanciare un servizio di sottotitoli automatico che “farà fuori” gli interpreti (magari insieme a Google glass); l’istruzione universitaria potrà essere distribuita da Berkeley in tutto il mondo, a decine di milioni di discenti, a prezzi unitari bassissimi; una app (“Uber”) farà fuori i tassisti; altre stanno facendo lo stesso con gli alberghi; arriveranno le Google Car, a sfidare i camionisti; ma la cosa non dovrebbe lasciare tranquilli neppure gli analisti di borsa (“Warren”), i giornalisti, i commercialisti, gli avvocati, gli architetti, etc.
E’ il modello della new economy, winner takes all.
Cosa resterà? Sicuramente una élite dotata del capitale che prenderà tutto. Poi? Qui la cosa si fa difficile: l’apologia dell’individualismo estremo ci deve far pensare. In mezzo? Se nessun meccanismo pubblico o privato (ma regolato) distribuirà le risorse anche agli "altri" avremo un centro deserto.
Fondamentalmente l’economia diventerà un sistema in cui i beni sono prodotti in modo automatico da una piccolissima parte dei lavoratori (la tendenza è scendere molto sotto il 10%, forse sotto il 5%), lavoratori che varranno sempre meno e a cui pagheranno stipendi sempre più bassi; il resto, la grande parte della società resterà impegnata in circuiti di auto-cura di reciprocità, poveri dal punto di vista monetario, ricchi da quello sociale e antropologico.
Una società che potrebbe ricordare il medioevo.
Alcuni esempi sono Kodak, che impiegava 140.000 persone, oltre ad un enorme indotto per la distribuzione e commercializzazione di miliardi di pellicole, poi per il loro sviluppo e conservazione, è stata praticamente sostituita dai telefonini, da qualche app e qualche “social”.
Instagram impiega 13 dipendenti, ed è stata appena venduta per un miliardo di dollari (Kodak ne valeva 28 con tutti i suoi stabilimenti). Le catene di viaggi cedono a Expedia, Orbitz; le librerie ad Amazon; le case editrici a Kindle e al fenomeno dei libri fai-da-te; i traduttori stanno per essere spazzati via da software di traduzione che impiegano le innumerevoli traduzioni esistenti fatte da uomini, per automatizzarle e renderle sempre migliori con l’uso; Skype sta per lanciare un servizio di sottotitoli automatico che “farà fuori” gli interpreti (magari insieme a Google glass); l’istruzione universitaria potrà essere distribuita da Berkeley in tutto il mondo, a decine di milioni di discenti, a prezzi unitari bassissimi; una app (“Uber”) farà fuori i tassisti; altre stanno facendo lo stesso con gli alberghi; arriveranno le Google Car, a sfidare i camionisti; ma la cosa non dovrebbe lasciare tranquilli neppure gli analisti di borsa (“Warren”), i giornalisti, i commercialisti, gli avvocati, gli architetti, etc.
E’ il modello della new economy, winner takes all.
Cosa resterà? Sicuramente una élite dotata del capitale che prenderà tutto. Poi? Qui la cosa si fa difficile: l’apologia dell’individualismo estremo ci deve far pensare. In mezzo? Se nessun meccanismo pubblico o privato (ma regolato) distribuirà le risorse anche agli "altri" avremo un centro deserto.
Fondamentalmente l’economia diventerà un sistema in cui i beni sono prodotti in modo automatico da una piccolissima parte dei lavoratori (la tendenza è scendere molto sotto il 10%, forse sotto il 5%), lavoratori che varranno sempre meno e a cui pagheranno stipendi sempre più bassi; il resto, la grande parte della società resterà impegnata in circuiti di auto-cura di reciprocità, poveri dal punto di vista monetario, ricchi da quello sociale e antropologico.
Una società che potrebbe ricordare il medioevo.
R.Napoli
domenica 11 maggio 2014
martedì 22 aprile 2014
martedì 15 aprile 2014
U PRIMU JURN'I SCOLA
di Antonio Strigari
Ara prima medija, u primu jurn’i scola,
cu bbona vuluntà e nna cartell’i sola
i scarpi nivuri, lucenti, Giuvanni Bianchi ccu l’atrhi trhasa e si seda d’intrh’i banchi.
U prufissor’i chiam’ad’un’ad’unu
ppi sapiri da l’oro chini sunu.
Ci dicia i si gazar’e diri ognunu
numi, cugnumi e puri addrhuvi stanu.
Quand’attocc’a Giuvanni s’aza d’iddrhu
e cuminciad’a diri beddrhu beddrhu
“Giu … Giu … Giuu … Giuva… aa.. nni”
Schattan’a ridi … tutti quandi l’atrhi alunni.
U prufissori ci dicia: “Si cacagliu?”
e Giuvanni rispunda:”No, è nu sbagliu …
i nu critinu d’impiegatu du Cumuni
ca all’anagrafi scriviad’i pirsuni.
Patrima era cacagliu e quand’è jutu,
e ru numi miju ha ditt’a stu ‘mpiegatu,
chiddrhu ciotu, paru paru l’ha scrittu
cumi patrima ad iddrhu cci’avia dittu”.
domenica 30 marzo 2014
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