giovedì 29 ottobre 2009

Nave dei veleni: Identificato il relitto,domani le novità!






La nave nei fondali di Cetraro ha un nome e cognome. 
Identificato il relitto della nave al largo di Cetraro. A darne l’annuncio il Capo del reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto, Federico Crescenzi, a bordo della Oceano Mare, sul teatro delle operazioni. I risultati verranno, secondo quanto appreso, resi noti domani alle 11 a Roma, nella sede della Direzione nazionale antimafia, nel corso di una conferenza stampa.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il Comitato “Natale De Grazia”: Trasparenza sulle indagini

Il Comitato “Natale De Grazia”, alla luce delle dichiarazioni del ministro Prestigiacomo, ribadisce la necessità del recupero integrale del relitto col suo carico per fugare qualsiasi dubbio che si è ormai insinuato nell’opinione pubblica calabrese e nazionale e che si riflette negativamente sulla già fragile economia regionale. Proprio per questo il Comitato chiede che le indagini su questa vicenda siano improntate sulla massima trasparenza.
Per fare questo occorre che a bordo della nave “Oceano” siano presenti tecnici delegati da enti rappresentativi come la Regione Calabria, l’Arpacal e da Associazioni ambientaliste riconosciute. Questo al fine anche di comprendere meglio il protocollo scientifico adottato per portare avanti le analisi sul materiale recuperato a bordo del relitto.
In altre parole il Comitato “Natale De Grazia” auspica che alle indagini in mare sia data la stessa attenzione di quelle che si stanno attualmente conducendo a terra nella valle dell’Oliva: in questi siti, infatti, le campionature verranno analizzate e comparate da quattro enti differenti, a garanzia di trasparenza e obiettività.
Resta comunque assodato che il tentativo di ridurre l’allarme sul relitto di Cetraro, non distoglierà l’attenzione dal problema dello smaltimento illecito di sostanze tossiche e radioattive in Calabria di cui esistono riscontri oggettivi. Ne sono prova i ritrovamenti di materiale contaminato da cesio 137, da metalli pesanti e da sostanze tossiche e nocive non prodotte in Calabria, sepolte in località Oliva, Valle del Signore, e in altri siti. Vicende che si sommano ai drammi dei rifiuti della “Pertusola Sud” di Crotone e la “Marlane” di Praia a Mare.



Sulla vicenda delle cosiddette “navi a perdere”, inoltre, non bisogna dimenticare che esiste già una sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato definitivamente nel 2001 gli armatori della Rigel per affondamento doloso, avvenuto a largo di Capo Spartivento (RC).
Pertanto, non tranquillizzano le dichiarazioni di quanti si affannano a smorzare l’allarme ambientale per la Regione Calabria ed il Comitato resterà vigile sugli sviluppi delle vicende delle “navi a perdere” così come anche su tutti gli altri casi di inquinamento tossico e radioattivo della nostra Regione.
Per questo nei prossimi giorni significheremo alle procure competenti la costituzione quale parte offesa nelle varie inchieste giudiziarie che interessano episodi di smaltimento illecito di sostanze tossiche e radioattive in Calabria ed inviteremo anche le altre associazioni ed enti locali a fare altrettanto.

Nave dei veleni. Greco: Completare le indagini


“Quel che sostengo da settimane è ben noto. Il sottosegretario Menia non può interpretarlo a modo suo per giustificare i ritardi del governo o credere di illudere la gente. Ho detto e ribadisco che noi vogliamo solo sapere cosa c’è nei fusti contenuti nella nave affondata al largo di Cetraro. Se c’è acqua minerale tanto meglio.
Purtroppo, per ora, Menia non è grado di garantire nulla”. Così, dall’Australia dove si trova per motivi istituzionali, l’assessore regionale all’ambiente dalla Regione Calabria, Silvio Greco replica al sottosegretario all’ambiente Roberto Menia. “Vogliamo sperare soltanto – aggiunge Greco – che il ministero dell’ambiente faccia proprio l’auspicio del presidente della Commissione bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti Pecorella il quale non fa che avvalorare la richiesta mia e del presidente Loiero affinché, Cunski o non Cunski si accerti cosa essa contiene.
I calabresi non si accontentano certamente delle rassicurazioni generiche fin qui avute”. “Bisogna completare le indagini – conclude l’assessore Greco – e poi estenderle per la ricerca di altre, cosiddette, ‘navi dei veleni’, effettuare le indagini a terra ed eventualmente bonificare.
Questo chiede la Regione, questo chiedono i sindaci e questo chiedono i calabresi. E compete solo al governo dare risposte, possibilmente in tempi brevi, in tempi di emergenza. Nella speranza che siano rassicuranti”.

martedì 27 ottobre 2009

Grasso: un’entità esterna dietro la strage di Capaci



La strage di Capaci fu opera di Cosa nostra, ma resta il sospetto che ad essa abbia partecipato "un'entità esterna". Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia rilancia i dubbi sul fatto che l'uccisione di Giovanni Falcone sia completamente riconducibile alla mafia. Grasso lo ha fatto parlando davanti alla Comissione nazionale antimafia:
"Non c'è dubbio che la strage che colpì Falcone e la sua scorta siano state commesse da Cosa Nostra - ha detto Grasso - . Rimane però l'intuizione, il sospetto, chiamiamolo come vogliamo, che ci sia qualche entità esterna che abbia potuto agevolare o nell'ideazione, nell'istigazione, o comunque possa aver dato un appoggi all'attività della mafia".
I dubbi del procuratore Davanti alla commissione, dopo aver citato numerosi passaggi delle sentenze sulla vicenda, il procuratore si pone un quesito che gira ai commissari: perché si passò dall'ipotesi di colpire Falcone mentre passeggiava per le strade di Roma all'attentato con 500 chilogrammi di esplosivo, collocato a Capaci? La scelta dell'attentato, ha detto Grasso, ha una modalità "chiaramente stragista ed eversiva". "Chi ha indicato a Riina queste modalità con cui si uccide Falcone? Finchè non si risponderà a questa domanda sarà difficile cominciare ad entrare nell'ordine di effettivo accertamento della verità che è dietro a questi fatti", ha aggiunto il procuratore.
L'elenco dei bersagli In precedenza, Grasso aveva ricordato che inizialmente Falcone era in un elenco di obiettivi da colpire a Roma, elenco che comprendeva anche il ministro Martelli, il giornalista Andrea Barbato e Maurizio Costanzo. Oltre a fare i sopralluoghi per colpire Costanzo, i mafiosi a Roma frequentavano noti ristoranti per verificare se il giudice vi andasse a cena.
Il cambio di strategia Secondo la ricostruzione di Grasso, a un certo momento, nel marzo 1992, il mafioso che era stato incaricato di eseguire i sopralluoghi venne informato da Totò Riina che non c'era più bisogno di colpire Falcone a Roma, perché si era "trovato qualcosa di meglio".
Le reazioni - "Le parole di Grasso - ha detto Walter Veltroni, commissario antimafia - sono una ricostruzione importante di quel periodo decisivo nella recente storia italiana. L'attacco della mafia allo Stato fu virulento e quando Grasso dice che nella modalità stragista ci possa essere il sospetto di un'entità esterna, afferma cose di grandissima importanza così come quando parla della cosiddetta trattativa tra la mafia e lo Stato".
fonte: La Repubblica





Prestigiacomo:Il relitto di Cetraro non è la Cunski



Il relitto nei fondali delle "secche delle vedove" non è la nave dei veleni Cunski.
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha reso noto che il relitto che si trova negli abissi del mare di Cetraro “non corrisponde alla caratteristiche della nave Cunski. Questo quanto emerge dai primi rilevamenti della “Mare Oceano”, la nave, inviata dal ministero dell’Ambiente, che sta svolgendo gli accertamenti sui fondali del Tirreno”.
L’annuncio del ministro è stato accompagnato dalle parole di Federico Crescenzi, il capo del reparto ambientale marino del Corpo delle Capitanerie di porto che, a bordo della “Mare Oceano” è impegnato nelle operazioni di analisi della nave che si trova sul fondale di Cetraro. Crescenzi, infatti, ha dichiarato che “dai rilievi fotoacustici che abbiamo realizzato, emerge con una certa chiarezza che, dalla struttura di quanto rilevato sul fondo, quella non è la nave Cunski”.

La morfologia del relitto, rileva quindi il ministro dell'Ambiente risulta diversa da quella della Cunski. «In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa», ha riferito il ministro.
«Tutte queste operazioni - sottolinea la Prestigiacomo - continueranno in coordinamento con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e il Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera a disposizione di questo ministero al comando del Capitano di Vascello Federico Crescenzi al quale rivolgo uno speciale plauso».

venerdì 23 ottobre 2009

Nave dei veleni: Individuare i responsabili


Individuare i responsabili dell’affondamento della nave dei veleni e le connivenze politiche. Avviare subito la bonifica per tutelare l’ambiente e la salute dei calabresi.
Domani il Prc nazionale sarà presente alla manifestazione di Amantea con una delegazione composta da Maria Campese, della segreteria nazionale e responsabile ambiente del partito, Giovanni Russo Spena e Alfio Nicotra della direzione nazionale e con il segretario regionale Nino De Gaetano.
“Il governo fino ad oggi ha messo la testa nella sabbia e ha cercato di minimizzare la gravità della situazione – ha affermato il responsabile nazionale Movimenti del Prc Alfio Nicotra – rompere questa inaccettabile omertà è l’obiettivo principale della manifestazione alla quale aderiamo con grande convinzione.” “Mentre Scajola irresponsabilmente riporta l’Italia nell’avventura del nucleare – conclude l’esponente del Prc – si cerca di mettere il silenziatore a crimini fatti contro l’ambiente e la salute delle popolazioni. Oggi sono queste scorie, di cui ancora non conosciamo la natura e la provenienza, a trasformare i nostri mari in pattumiere, domani potrebbero essere quelle provenienti dalle centrali atomiche.
A chi considera il Sud una pattumiera per i loro sporchi affari, domani dimostreremo che c’è una Calabria che resiste e che non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa .”

Dopo il maltempo la “Mare Oceano” di nuovo pronta



La “Mare Oceano, nave che il ministero dell’Ambiente ha fatto giungere in Calabria per effettuare le analisi del contenuto dell’imbarcazione affondata negli abissi del mare di Cetraro, è di nuovo pronta a compiere i rilievi che erano stati interrotti ieri a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Sebbene la nave sia tornata sul luogo in cui dovrà compiere i controlli, non è, tuttavia, nella situazione ideale per operare a pieno regime, a causa del forte vento che sta agitando le acque in queste ore.
A bordo della “Mare Oceano” vi sono circa 20 persone tra personale tecnico e marinai che hanno il compito di ispezionare eventuali scorie radioattive presenti all’interno della nave che giace a 500 metri di profondità a 11 miglia dalla riva. Se il maltempo cesserà, già nelle prossime ore, saranno avviati i rilievi effettuati tramite le sofisticate strumentazioni di cui si avvale la nave che gode di apparecchiature in grado di renderla operativa 24 ore al giorno.